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Concerto al buio - il racconto di due studenti del Liceo Arici

All'Auditorium Primo Levi il Maestro Daniele Alberti presenta il concerto al buio del 19 settembre
All'Auditorium Primo Levi il Maestro Daniele Alberti presenta il concerto al buio del 19 settembre

Quest'anno il Festival LeXGiornate ha raggiunto e coinvolto circa 3000 ragazzi attraverso esperienze di alternanza scuola-lavoro, concerti-lettura al buio e incontri con illustri esponenti del mondo culturale italiano.
Nelle giornate di mercoledì 19 e di giovedì 20 settembre, il pianista Alessandro Costantini e l'attrice Barbara Pizzetti hanno regalato agli studenti di alcune scuole bresciane momenti intensi, di pura musica e parole, offrendogli l'opportunità di chiudere gli occhi per abbandonarsi alla voce narrante accompagnata dalle note di un pianoforte a coda, immersi nell'oscurità più profonda.


Amo appassionatamente la notte.
L'amo come si ama la patria o l'amante, di un amore istintivo, profondo, invincibile.
L'amo con tutti i miei sensi, con gli occhi che la vedono, con l'odorato che la respira, con le orecchie che ne ascoltano il silenzio, con tutta la mia carne che le tenebre accarezzano.

Guy De Maupassant, La Notte


“In un mondo pieno di schermi, la vista è di sicuro il senso più utilizzato, mentre gli altri rischiano di essere sottovalutati”. Questo è il messaggio generale delle parole che hanno preceduto l’inizio dello spettacolo del “Concerto al buio”, a cui noi studenti del Liceo “Arici” abbiamo partecipato la mattina del 19 settembre, presso il grande auditorium del Liceo “Leonardo”.
La particolarità di questo concerto è stata sostanzialmente una: lo spegnimento graduale delle luci. Ma perché?
Come detto sopra, la vista influenza moltissimo le nostre opinioni, impressioni e reazioni; e non sempre in modo positivo. Per mezzo della vista ci si può perdere in futili dettagli e ci si può lasciar sfuggire la magia di un brano musicale o di un racconto.
L’evento proponeva proprio questo: un concerto pianistico e la lettura espressiva di un testo del grande scrittore francese Guy de Maupassant. Questo programma è stato inizialmente eseguito a luce piena, la quale, in modo graduale ma fluido, è stata abbassata fino al buio completo (completo non proprio, per via delle necessarie luci di sicurezza).
Il pianista, abilissimo improvvisatore, ha preceduto la narratrice con un lungo assolo, costruito su temi famosi. Sono riuscito a riconoscere i temi di “O sole mio”, delle sigle di diversi cartoni animati firmati Walt Disney, della “Rhapsody in blue” di George Gershwin, ed altri ancora.
L’attrice è entrata nel contesto quando le luci si erano già in parte affievolite e gran parte del brano è stato letto al buio, con il sottile e leggero accompagnamento del pianoforte.
Oggetto della lettura è stato un racconto di Maupassant, angoscioso, a tratti anche terrificante.
Parlava di un uomo al quale piaceva passeggiare di notte per le vie di Parigi. Il protagonista, ad un tratto, perde la cognizione del tempo e si ritrova a vagare disperatamente per tutta la città in cerca di qualcuno che gli dica che ore siano, o che semplicemente gli parli. Niente: Parigi sembra morta. Bussa morbosamente a tutte le porte, urla, supplica la Pietà Divina. Finché non arriva sulle vie della Senna. Affannato, stremato e privato di ogni forza: gli è bastata una notte per impazzire. Mette un braccio nell’acqua: scorre! Ciò vuol dire che il tempo non si è fermato. Tuttavia, sa che non tornerà a casa. E si lascia cadere nella Senna.
Mai racconto fu più calzante per essere narrato al buio.
Le luci, poi, hanno iniziato a riaccendersi, con la stessa lentezza e gradualità con cui si erano spente.
Il pianista non si fermava.
Lo stesso brano letterario è stato riproposto a luce piena, ma… Non è stata la stessa cosa.
Dopo un grandioso assolo finale e un tripudio di applausi, il Maestro Alberti si è seduto sul bordo del palco e ha iniziato a conversare con noi.
Ha fatto una bellissima riflessione, che io condivido pienamente: un tempo per ascoltare la musica si chiudevano gli occhi, ora, invece, pare che sia il video ad attirare l’attenzione.
Dopo alcune domande sulle nostre impressioni, il Maestro ci ha proposto un gioco, quello che gli inglesi chiamerebbero “Guess the song”, ‘indovina la canzone’, tramite i tre elementi che compongono la musica, proposti però in forma distinta: ritmo, armonia e melodia.
Immagino che ognuno abbia vissuto lo spettacolo in modo diverso: c’è chi, forse, si è semplicemente rilassato e chi, come me, è rimasto affascinato. Quel che è certo è che questo magnifico concerto è stato capace di farci riflettere.

Pietro Menassi



Mi rimisi in cammino come un cieco, tentando i muri col bastone, alzavo di continuo gli occhi al cielo sperando che finalmente spuntasse il giorno: ma lo spazio era nero, assolutamente nero, più profondamente nero che la città.

Guy De Maupassant, La Notte


Raggiungo il mio posto, accompagnata dalla guida e dalle risate di molti altri studenti. La sala è immensa e i nostri corpi formano una marea infinita, in continuo movimento. Poi, però, quando ognuno si è seduto, l’acqua si calma, ma il rumore delle centinaia di voci persiste, riempiendo la grande stanza.
Il Maestro Alberti, in piedi di fronte a un pianoforte a coda, prende la parola e ci spiega l’avventura che stiamo per vivere.
Il palco è illuminato da due lampade e all’improvviso un ragazzo inizia a solleticare i tasti dello strumento delicatamente, rompendo il rumore delle risate. Tuttavia non c’è ancora il silenzio, ogni tanto uno studente sussurra frasi incomprensibili all’orecchio di un altro.
Mi accorgo che lentamente la luce delle lampade ai lati del piano si sta affievolendo. Socchiudo gli occhi per cercare di vedere la scena, ma ormai il palco è immerso nell’oscurità. Ogni risata o bisbiglio si spegne, come hanno appena fatto le lampade. REGNA LA MUSICA.
Ora, nonostante non riesca a vedere niente, è come se mi fossi svegliata dopo tanto tempo. Percepisco davvero la melodia del pianoforte, quando è delicata e debole o quando il tocco diventa pesante e sfiora le note più gravi.
Per la maggior parte del tempo mi manca il respiro: il giovane artista improvvisa, non è guidato dai suoi occhi, ma dal suo cuore. Le note formano melodie talora dissonanti e in alcuni punti malinconiche.
Sento una corrente d’aria fredda dietro di me, ascolto il mio fiato e chiudo gli occhi. Il mio braccio sfiora quello del mio vicino di posto, la manica della sua maglia passa velocemente sul mio braccio. È agitato, il piede inizia a tremare ansiosamente. Mi appoggio allo schienale e un brivido mi percorre la schiena. Adagio le mani gelate sulle gambe. Quando ormai sono in balia della musica, una voce irrompe fortemente nella scena, spezzando le note e riportandomi per qualche istante alla realtà.
È una donna, ci sta leggendo un brano del quale mi sono sfuggite le prime righe, perché ero ancora rapita dalla musica. Tuttavia ora mi concentro sulle sue parole, che prevalgono sulla melodia.
È una storia tremendamente coinvolgente, piena di colpi di scena e che rispecchia l’atmosfera della sala. La voce dell’attrice narra di un completo silenzio e di un uomo che cerca disperato un segno di vita. Rumori, grida, non risuona nemmeno il ticchettio del suo orologio.
Mi accorgo con grande stupore di essere rigida, i piedi sono piantati per terra e le mani gelate. Sono così dall’inizio della storia. Come il protagonista, ho paura del silenzio, credo che non potrei resistere al buio totale, perché nell’oscurità si è soli.
Il personaggio del racconto viene trascinato dall’acqua, in balia della corrente; egli è fermo ed emette il suo ultimo respiro. Sono travolta dalla musica che somiglia al gelido fiume della storia.
Quando la luce delle lampade si è spenta, ho percepito per la prima volta molte emozioni e ho colto molti particolari. Erano sempre stati nella sala, ma prima non li avevo notati.
Verso la fine, la musica diventa il sottofondo dei miei pensieri.
Quando tutta la folla è ipnotizzata dalla melodia, o forse intrappolata nella sua stessa mente, le lampade si accendono, rompendo l’incantesimo. Il pianista improvvisa e l’attrice legge la stessa novella, questa volta alla luce. Tuttavia, la scena appare fredda e indifferente.
Pensieri ed emozioni, ora, faticano di più ad inoltrarsi nel mio cuore, perché alla luce del giorno ci si accorge soltanto di ciò che si vede.

Elisabetta Stirati



Scopri di più sugli eventi per le scuole e i concerti al buio organizzati durante l'edizione 2018 del Festival LeXGiornate: LEXGIORNATE PER LE SCUOLE 2018

 

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