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Il Maestro Alberti apre la seconda edizione di Musica in Salotto

In un salotto bresciano tra le note di Palmgren, Piazzolla, Chopin e Ravel
In un salotto bresciano tra le note di Palmgren, Piazzolla, Chopin e Ravel

Venerdì 8 giugno è iniziata ufficialmente la seconda edizione di “Musica in salotto”. Il maestro Daniele Alberti ha invitato i partecipanti a intraprendere insieme a lui un viaggio onirico tra racconti mitologici, poesie e note di grandi musicisti. Dall'inizio alla fine, l'immaginario di ognuno dei presenti si è nutrito di emozioni profonde e di interessanti spunti culturali, cullato dall'intima atmosfera di un salotto domestico.
Tutto è cominciato con “Il Cigno” di Selim Palmgren e la narrazione del mito di Fetonte e Cicno.
Cambiando genere, si è passati dal brano del compositore finlandese a “Vuelvo al Sur” di Astor Piazzola (colonna sonora del film “Sur”), che parla della fine della dittatura in Argentina, intonando sentimenti di libertà, amore e patriottismo.
La serata è poi continuata con il “Notturno in do minore” di Chopin, un'opera postuma che non ha mancato di incantare il pubblico.
Infine, prima di un conviviale rinfresco, il Maestro Alberti ha proposto ai presenti l'ascolto del concerto per pianoforte (mano sinistra) e orchestra in re maggiore di Ravel, commissionato da Paul Wittgenstein, pianista austriaco che perse il braccio destro durante il primo conflitto mondiale. Il Maestro Alberti ha raccontato la tragica vicenda vissuta da Wittgenstein e le sue parole hanno accompagnato le note di Ravel regalando un intenso e penetrante trasporto emotivo.


Programma di sala


Selim Palmgren – Il Cigno
Astor Piazzolla – Vuelvo al Sur
Fryderyk Chopin – Notturno in do minore (opera postuma)
Maurice Ravel – Concerto per pianoforte (mano sinistra) e orchestra in re maggiore


Durante la serata il maestro Daniele Alberti e Barbara Pizzetti hanno letto anche alcune poesie. Ve le riproponiamo qui di seguito.


Poesie


Nazim Hikmet – Anima Mia
Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s'affonda nell'acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell'arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

Wislawa Szymborska - Vista con granello di sabbia
Lo chiamiamo granello di sabbia. 
Ma lui non chiama se stesso né granello, né sabbia.
Fa a meno di nome 
generale, individuale, 
instabile, stabile, 
scorretto o corretto.
Non gli importa del nostro sguardo, del tocco 
Non si sente guardato e toccato. 
E che sia caduto sul davanzale 
è solo un'avventura nostra, non sua. 

Per lui è come cadere su una cosa qualunque, 
senza la certezza di essere già caduto 
o di cadere ancora.
Dalla finestra c'è una bella vista sul lago, 
ma quella vista, lei, non si vede. 
Senza colore e senza forma, 
senza voce, senza odore e dolore 
è il suo stare in questo mondo. 

Senza fondo lo stare del fondo del lago 
e senza sponde quello delle sponde. 
Né bagnato né asciutto quello della sua acqua. 

Né al singolare né al plurale quello delle onde, 
che mormorano sorde al proprio mormorio 
intorno a pietre non piccole, non grandi.

E il tutto sotto un cielo per natura senza cielo, 
dove il sole tramonta non tramontando affatto 
e si nasconde non nascondendosi dietro una nuvola ignara. 
Il vento la scompiglia senza altri motivi 
se non quello di soffiare. 

Passa un secondo. 
Un altro secondo. 
Un terzo secondo. 
Ma sono solo tre secondi nostri.

Il tempo passò come un messo con una notizia urgente. 
Ma è solo un paragone nostro. 
Inventato il personaggio, insinuata la fretta, 
e la notizia inumana.



 

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